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Eteri (antica Grecia)
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Gli mwcaEtèri (mwcqin greco antico Ἑταῖροι?, Hetâiroi) erano il seguito nobiliare del sovrano macedone, con funzioni prevalentemente di tipo militare.
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Il termine in origine designava l'insieme dei mwdqbaroni e piccoli mwdgsovrani locali che governavano sulle zone montuose dell'antico mwdwRegno di Macedonia. Progressivamente inquadrati nella società macedone sotto la mweadinastia argeade, divennero il seguito del sovrano di mweqPella, i suoi consiglieri e i suoi compagni: mweghetairoi in greco significa appunto "compagni". Nella nuova realtà politico-militare della Macedonia creata da mwewFilippo II di Macedonia, gli mwfahetairoi vennero radunati in una forza armata permanente di mwfqcavalleria pesante dell'mwfgesercito macedone.
A partire dal regno di Filippo II, via via che la vecchia nobiltà montanara perdeva il suo potere e la sua condizione di semi-indipendenza, il termine Etèri venne esteso anche ai consiglieri e ai collaboratori regi delle pianure circostanti Pella. Parallelamente, i soldati della cavalleria pesante dell'esercito macedone, fino ad allora la “Cavalleria degli Etèri”, incominciarono a essere chiamati mwgamwgqxystophoroi (ξυστοφόροι), "portatori della lancia", dalla loro arma l'elezione, lo mwggmwgwxiston. I costi dell'equipaggiamento della mwhacavalleria mantennero l'accesso ai suoi ranghi privilegio esclusivo dei più abbienti cittadini macedoni tra i quali, all'epoca di mwhqAlessandro Magno, figuravano però anche uomini non più provenienti dalle file della vecchia aristocrazia dell'Alta Macedonia.
Equipaggiamento
Gli mwkqhetairoi portavano mwkgarmatura di mwkwcuoio o mwlametallo, dalla foggia non uniformata. L'mwlqelmo era di tipo mwlgbeotico, privo di para-guancia e para-nuca ma molto leggero e capace di garantire al guerriero una buona visuale, come raccomandato dallo storico greco mwlwSenofonte. Gli mwmahetairoi non portavano però né mwmqschinieri né mwmgscudocite-ref-1[1]. Un secolo dopo Filippo II e Alessandro, al tempo degli mwnwAntigonidi, mwoadinastia dei mwoqdiadochi che regnò in Macedonia dopo la scomparsa della mwogdinastia argeade, gli mwowhetairoi vennero armati di un pesante scudo di tipo trace.
Armi d'elezione del cavaliere etero erano una lunga mwpqlancia in mwpglegno di mwpwcorniolo, lo mwqamwqqxiston, con cui scompaginare lo schieramento nemico, e la spada monofilare nota come mwqgmwqwmakhaira, sempre raccomandata da Senofonte. I cavalli degli mwrahetairoi, allevati nei vasti pascoli direttamente controllati dagli mwrqhetairoi stessi, erano di una razza mista, incrociata con gli animali razziati in mwrgTessaglia. Contrariamente a quanto raccomandato da Senofonte, i cavalli degli mwrwhetairoi non erano corazzati.
Schieramento
I cavalieri arruolati dai sovrani di Pella venivano ripartiti in squadroni di mwsgilie di 200 uomini; l'unica eccezione era lo squadrone al diretto comando del sovrano, mwswbasilikè ilè ("squadrone reale"), sorta di equivalente dell'antica mwtamwtqagema nella mwtgfalange oplitica degli mwtwspartani, i cui effettivi assommavano a 400 cavalieri. Ogni mwuaila era guidata da un mwuqilarca e ripartita in due mwuwlochoi; i mwvalochoi erano a loro volta divisi in due tetrarchie guidate ognuna da un tetrarca.
Gli mwvghetairoi, come i tessali, erano solitamente schierati in formazione “romboidale”, una tattica che le popolazioni dell'areale greco avevano appreso dai cavalieri mwvwnomadi mwwasciti. Questa formazione era facilmente manovrabile, pronta a una virata in senso diagonale, poiché, come osservato dallo storico mwwqAsclepiodoto Tatticocite-ref-2[2]:
«Tutti i membri tenevano gli occhi fissi verso la punta, sul comandante dello squadrone, come uno stormo di gru che sta volando in formazione»
Gli mwyahetairoi erano schierati sul fianco destro dello schieramento macedone, come difesa avanzata per il lato debole della falange, con il compito di sferrare il colpo definitivo al nemico.
Considerazioni
Gli storici militari hanno a lungo indicato nella carica degli mwywhetairoi il primo esempio di “urto di cavalleria” della storia occidentale. Va comunque osservato che Filippo II prima e Alessandro poi furono sempre molto accorti nelle loro cariche di cavalleria contro le compatte formazioni di fanti del mondo antico. Nella sua battaglia contro i Malli, popolazione indiana affrontata poco dopo la mwzaBattaglia dell'Idaspe, Alessandro, per esempio, aspettò d'impegnare le fitte schiere della fanteria nemica con i suoi fanti greci corazzati, lasciando la carica di cavalleria come ultimo atto dello scontro.
Note
Bibliografia
Fonti primarie
• mwcwSenofonte, mwdamwdqSull'equitazione (testo greco)
• mweaAsclepiodoto, mweqTattica
Fonti secondarie
• Ruth Sheppard, mwfgAlexander the Great at War: His Army – His Battles – His Enemies, Osprey Publishing, 2008, ISBN 978-1-84603-328-5.
• David J. Lonsdale, mwgqAlexander the Great: lessons in strategy, Routlidge, 2007, ISBN 9780415358477.
• Robert E. Gaebel, mwhaCavalry Operations in the Ancient Greek World, University of Oklahoma Press, 2004, ISBN 978-0-8061-3444-4.
• Robin Lane Fox, mwhwAlessandro Magno, Torino, 1981.
Voci correlate
Collegamenti esterni